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Probabilmente oggi tutti sanno cos’è un mochi, piatto tipico della tradizione culinaria giapponese. Si tratta di un dolcetto, da consumare in ogni periodo dell’anno, ma soprattutto durante il Capodanno. In genere si trovano mochi monoporzione, da mangiare in due o tre bocconi. Queste tipiche palline di riso – che possono essere farcite o meno, in base alle varie ricette attuabili – sono davvero gustose. Sono fatte da un pestato o tritato di riso glutinoso, che viene lavorato secondo un antico cerimoniale. Il risultato è una pasta bianca, morbida e anche appiccicosa, che si plasma poi nella tipica forma tondeggiante. In base alla grandezza di questa pallina possiamo realizzare ricette diverse. Se abbiamo intenzione di preparare in casa il dolcetto è bene capire quale ricetta ci piacerebbe seguire, e determinare poi di conseguenza la grandezza della macchina per mochi. Ma quali sono queste tipologie di cui abbiamo accennato?

  Il mochi più noto e diffuso è senza dubbio il Daifuku. Di solito si aggiunge al riso anche una marmellata di fagioli neri – chiamata anko – oppure bianchi – detta shoroan;

  Se poi aggiungiamo le fragole all’interno del composto, e seguiamo poi la ricetta precedente, avremo un Ichigo Daifuku;

  Il Sakura Mochi è farcito con una marmellata di fagioli rossi, per poi venire avvolto da una foglia di ciliegio, che conferisce gusto al dolce;

  Di colore verde, il Kusamochi ha al suo interno l’artemisia (pianta Cinese dai mille benefici, tra cui il fatto di essere antiossidante);

  L’ingrediente principale del Warabi Mochi non è il riso, ma la pianta warabi. Va consumato da solo, servito con farina di soia tostata – kinako – o con sciroppo di zucchero di canna (kuromitsu);

  Il mochi più colorato è l’Hishimochi, a forma di rombo. Simboleggia la primavera, ed ha 3 strati;

  Se aggiungiamo all’interno dell’impasto una pallina di gelato allora avremo un Yyukimi Daifuku;

  Infine i Kirimochi e i Marumochi sono dei dolci senza zucchero, duri. Vengono cotti in forno e tostati, o scaldati in microonde. Si usa mangiarli nella zuppa di ozoni il giorno di Capodanno.